4/ ALL’OMBRA DEL... GLICINE
Pensieri a cerchi concentrici
Da Taricone a Berluska il ciulatore
Preferirei evitare d’incazzarmi. Fa male alla salute. E poi... a che serve? Sì, a che serve in un’Italia di schiavi e di schiavetti, di venduti al regime e di rincoglioniti a tal punto che vanno in giro con la testa all’ingiù? Ma come si può stare zitti quando ancora una volta ci si commuove per la morte di un idolo di cartapesta? Morte, del resto, stupida, perché cercata! Non si rischia con la vita! Almeno, non la si deve rischiare solo per gioco. E poi, succede che, come al solito, si invoca l’eroismo. Un leader politico o religioso, un personaggio di spettacolo non devono morire di morte banale. E se ciò avvenisse, s’inventa allora un martirio qualsiasi, soprattutto se fa comodo ad una certa ideologia. Tornando a Pietro Taricone, insulso personaggio che si è costruito un successo sull’inganno mediatico, una cosa mi amareggia: non capire che questi idoli senza senso, completamente falsi, oltre a incarnare la cultura cosiddetta berlusconiana del vuoto, rappresentano i modelli di una gioventù già rincoglionita dalla nascita.
I mass media hanno buon gioco quando si tratta di sfruttare immagini popolari, soprattutto quando il giocattolo si rompe e va in mille pezzettini, non importa se a romperlo è stata una bravata degna solo di un pazzoide esaltato. Finis! Pace all’anima sua! Dio sarà più misericordioso di me! Nella speranza che almeno Lui riservi un posto particolare a coloro che sono vissuti sulla terra, seminando il bene con le mani generose della gratuità.
Nei giorni scorsi Dionigi Tettamanzi, che non appartiene certo alla cricca vaticana, ci ha inviato un bellissimo messaggio in occasione delle vacanze, invitandoci a riscoprire le bellezze della natura e del rapporto con gli altri. Tornare all’Umanità perduta! Lo stress quotidiano non ci aiuta certo a vivere da “esseri umani”. Eppure basterebbe questa parola, Umanità, per sentirci subito in colpa, e interrogarci, noi preti, sul nostro metodo pastorale, per non parlare poi della politica che tutto è tranne Umanità.
Qualcuno dei lettori quotidiani del mio sito - ce ne sono di dementi - si è permesso di scrivere stronzate nei riguardi del mio cardinale, come se parlare di vacanza fosse un’offesa al mondo del precariato. Forse meglio non ripetere la mia risposta. Con gli imbecilli c’è un solo metodo: usare le forbici.
Recentemente su Facebook è stato aperto un gruppo, da me sostenuto, con questo preciso intento: “Denunciamo le inefficienze civili e religiose locali”. Sto notando una cosa: in Italia sta aumentando un senso di disagio, tutti si lamentano per cose che non vanno, però... però... si rimane fermi alla pura critica, o al solito “che possiamo fare?”. E non si va oltre. Perché non dire le cose come stanno, con nomi, cognomi, circostanziando il più possibile i fatti? Denunciamo le ingiustizie, a partire dal nostro piccolo. Abbiamo paura? E allora perché lamentarci se le cose rimangono così? Anzi, peggioreranno col tempo, perché il marcio cammina sul silenzio degli onesti.
Una bella notizia: Roberto Formigoni contesta la finanziaria! Che succede?, mi son detto. Ma subito ho pensato male: questo qui ci gioca a meraviglia. Ed è stato così. Aveva ragione, come al solito, quel Gesù il Nazareno che disse: state attenti agli ipocriti!
Berluska il ciulatore. Pensavo di essere originale, ma poi ho scoperto che esiste già un detto simile. Spero che tutti sappiano che significa ciulare, nel senso sessuale del termine. Il nostro capo di governo vorrebbe sempre ciulare. Va all’estero per una missione diplomatica, e lui desidera ciulare con la prima cameriera. È fatto così. In fondo, non è l’unico. Anche i capi della Lega ciulano sempre, e poi succede che qualcuno rimanga secco oppure offeso. E dobbiamo ora subirne le conseguenze con i suoi proclami da ciulatore dal coito interrotto.
Mi hanno fatto un complimento. “Nonostante tutto, La stimo”. Che significa “nonostante tutto?”, mi sono chiesto. Ho pensato a qualche mia battaglia un po’ feroce, o a qualche sparata al di sopra del rigo, o a quale eresia di troppo. E poi mi son detto: non sarà che, proprio per quel “nonostante tutto”, mi stimano?
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